Lei era arrivata alla stazione di Milano in una giornata di sole luminoso. Aveva attraversato la vasta piazza adiacente all’imponente edificio spinta da un vento caldo e gioioso. Era giunta al binario dove si trovavano tante persone piene di colori e trolley. Era immersa in quell’aria vaporosa di brusio festoso, di vestiti svolazzanti, di sollecitudini animose. E lei lo aspettava . Ma l’attesa non era un interruzione dell’istante, anzi, era ricca di prospettive premurose , di avvenimenti già vissuti , di speranze già sperimentate, in una mescolanza armoniosa di dedizioni provate e immaginate ed attese per i giorni insieme. Lei non sapeva cosa fosse ma aveva importanza trovare un nome a quel senso di svelamento del proprio essere profondo, quell’energia crepitante che la spingeva a muoversi ed ancora muoversi ed a compiere gesti e parole che trascendevano da lei e ne causavano una metamorfosi trasfigurante?








